Trama
Una giovane coppia in crisi decide di lasciarsi alle spalle la routine cittadina e intraprendere un viaggio a tempo indeterminato a bordo di un camper lungo le strade più isolate del paese. La ricerca di libertà si trasforma ben presto in un incubo quando i due si rendono conto che una presenza oscura e invisibile si è insediata all'interno del loro veicolo, cominciando a perseguitarli e a dettare spietate regole di sopravvivenza. Isolati e incapaci di fidarsi l'uno dell'altra, dovranno percorrere strade desolate nel disperato tentativo di sfuggire a una minaccia che sembra conoscere ogni loro mossa.
Recensione
Recensione Passenger (2026): L'illusione di un incipit fulmineo che sprofonda nel ridicolo
Ci sono film che non si accontentano di essere brutti: pretendono di prenderci in giro. Passenger (2026) appartiene a quella categoria di pellicole che costruiscono un'esca perfettissima nei primi minuti per poi abbandonare lo spettatore in un mare di noia, incongruenze e cliché imbarazzanti. Il verdetto per questa produzione è una stroncatura totale (2 / 10): un'opera pigra, male interpretata e priva di qualsiasi dignità narrativa.
L'illusione dell'incipit e il crollo verticale
L'unica cosa che si salva di Passenger è l'incipit. Il film parte fortissimo, a ritmo serrato e senza concedere spiegazioni: un inizio adrenalinico che non fa respirare e che illude il pubblico di trovarsi di fronte a un thriller moderno e spietato. Ma è solo un'illusione estetica. Non appena la narrazione "vera" prende il via, la pellicola si affloscia tragicamente.
La trama si adagia sulla più trita delle banalità: la solita coppia in crisi che vaga in camper senza una meta fissa, attanagliata da dubbi amletici sulla propria vita. Da quel momento in poi, il ritmo muore. Il film si trasforma in una sequenza interminabile di inquadrature nel vuoto, pause morte riempite solo da una colonna sonora invadente e da un "passeggero" invisibile che si mostra solo quando lo decide il regista, spianando la strada a jump scare telefonati con chilometri di anticipo.
Recitazione apatica e sceneggiatura involontariamente comica
A pesare come un macigno sul risultato finale è la performance della protagonista Lou Llobell. Se nella serie Foundation la sua recitazione distaccata ed enigmatica si sposava bene con il contesto sci-fi, qui emerge un'inquietante monoespressione apatica. I finti scatti di terrore, le improvvise prese di coscienza e gli sguardi drammatici risultano del tutto finti, incapaci di trasmettere una singola emozione reale. I personaggi oscillano continuamente tra l'idiozia pura e momenti in cui, tutt'a un tratto e senza alcuna logica, capiscono miracolosamente ogni dettaglio della minaccia.
La sceneggiatura tocca poi picchi di vero ridicolo involontario: tra ridicole "regole di sopravvivenza" (mai fermarsi, mai viaggiare di notte) puntualmente disattese, la solita iconografia da santino con San Cristoforo e trovate di una prevedibilità sconfortante. L'esempio perfetto è il personaggio della donna anziana: prima rifiuta bruscamente di aiutare i protagonisti, poi cambia idea senza motivo solo per essere sacrificata un secondo dopo, in una sequenza così telefonata da strappare una risata amara.
Scheda di Valutazione Critica
| Voce di Pagella | Punteggio | Analisi in pillole |
| Incipit e Ritmo Iniziale | 6.0 / 10 | I primi minuti illudono con un buon ritmo, prima del crollo totale. |
| Recitazione e Cast | 3.0 / 10 | Performance apatica e monoespressiva della protagonista; personaggi idioti. |
| Scrittura e Cliché | 1.0 / 10 | Trama banale, trovate comiche loro malgrado e prevedibilità assoluta. |
| VOTO FINALE | 2 / 10 | Un thriller disastroso, noioso e ridicolo. Una delusione imperdonabile. |
Conclusione: un film inaccettabile
In definitiva, Passenger è il perfetto esempio di come non si debba fare un film di genere. Privo di idee, scritto con una pigrizia disarmante e recitato senza alcuna passione, si trascina stancamente verso un finale che non riscatta minimamente l'agonia della visione. Un 2 secco e senza appello.
