Trama
Sono trascorsi cinque anni da quando il mondo ha dimenticato l'identità di Peter Parker. Ormai adulto e del tutto solo, Peter vive in un piccolo appartamento a New York, dividendosi tra il lavoro per sbarcare il lunario e una frenetica attività nei panni di Spider-Man. La sua crociata contro il crimine cittadino prende però una piega inaspettata quando le sue ronde si incrociano con la scia di sangue lasciata da Frank Castle, alias The Punisher, intenzionato a smantellare un nuovo cartello criminale con metodi sbrigativi e letali.
Mentre cerca di fermare la furia di Castle e contemporaneamente gestire il peso fisico e psicologico di una vita senza sosta, Peter si ritrova coinvolto in una minaccia ben più grande: l'improvvisa comparsa in città di un infuriato e incontrollabile Hulk. Nel tentativo di contenere il gigante verde e capire cosa ne abbia scatenato la rabbia, l'Arrampicatore di quartiere scoprirà che dietro il caos si cela una ragazza in fuga dotata di devastanti e incontrollabili poteri della mente, braccata da forze misteriose che intendo sfruttare la sua instabilità.
Recensione
Recensione Spider-Man: Brand New Day: Il ritorno al grande cinema di quartiere (con qualche ombra nel casting)
Dopo anni di disorientanti avventure nel multiverso e minacce cosmiche, il Marvel Cinematic Universe ritrova la bussola riportando l'Uomo Ragno nel suo habitat naturale: la strada. Spider-Man: Brand New Day è una ventata d'aria fresca, un blockbuster d'azione estremamente solido, coeso e visivamente impeccabile che si merita un 8 pieno in pagella. Un film che funziona dall'inizio alla fine proprio perché sceglie di non mettere troppa carne al fuoco, concentrandosi su una narrazione lineare, matura e priva di fronzoli.
Un incipit brillante e una struttura narrativa pulita
Una delle intuizioni più felici della pellicola è senza dubbio l'incipit: un riassunto accelerato ed energico dei suoi ultimi cinque anni di carriera (in un riuscito ed elegante stile strizzata d'occhio ai Fantastici Quattro). In pochissimi minuti, attraverso brevissimi spezzoni di pochi secondi, vediamo un Peter Parker cresciuto sul campo mentre affronta avversari storici della sua galleria di villain come Scorpion e Tombstone. Questo espediente serve a stabilire immediatamente il nuovo status quo di uno Spider-Man più maturo, isolato ma incredibilmente attivo.
Il film costruisce poi la sua ossatura con una gestione dei comprimari da manuale:
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The Punisher: Presentato come un comprimario brutale ed essenziale, perfetto contraltare morale alla filosofia del "non uccidere" di Peter.
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Hulk: Gestito magnificamente come l'antagonista "suo malgrado", una forza della natura incontrollabile che genera una tensione fisica straordinaria nelle scene d'azione.
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Il conflitto interiore: Il vero motore della storia rimane la gestione del trauma e della stanchezza fisica e mentale del protagonista, costretto a fare i conti con una doppia vita priva del paracadute della tecnologia Stark o del supporto degli Avengers.
Il nodo Sadie Sink: un plot twist tra delusione e perplessità estetica
L'unico vero momento di freddezza in sala si incontra quando il film cala la sua carta più inaspettata. Per buona parte della visione, gli indizi visivi – tra cappucci misteriosi e manifestazioni di poteri mentali e demoniaci – sembravano guidare lo spettatore verso una riapparizione di The Hood (concetto già esplorato in Ironheart). Il vero plot twist rivela invece che la ragazza al centro della vicenda, interpretata da Sadie Sink, non è un'alleata in stile Spider-Gwen o Firestar come molti si aspettavano dalla sua presenza scenica, bensì Jean Grey.
Sebbene la scelta di introdurre il mondo dei mutanti partendo dalla dimensione urbana di Spider-Man sia un'idea narrativa potente, la resa fisica del personaggio lascia parecchi dubbi. Nell'immaginario collettivo – consacrato dall'imponente ed elegante interpretazione di Famke Janssen – Jean Grey è una donna statuaria, maestosa e dal carisma imponente. Vedere un'attrice minuta come Sadie Sink, che sfigura sul piano della presenza fisica anche accanto allo stesso Tom Holland, fa perdere parte di quel timore reverenziale legato alla figura della Fenice. Se sul piano psicologico la figura dell'adolescente fragile travolta da poteri immensi può funzionare come "origine", l'impatto visivo in prospettiva futura lascia più di una riserva.
Scheda di Valutazione Critica
| Voce di Pagella | Punteggio | Analisi in pillole |
| Ritmo e Struttura Narrative | 9.0 / 10 | Trama lineare, coesa e pulita. Ottimo uso dell'incipit accelerato. |
| Azione e Comprimari | 8.5 / 10 | Scontri spettacolari; Punisher e Hulk sono integrati alla perfezione. |
| Casting e Rivelazioni | 6.5 / 10 | Il twist su Jean Grey spiazza; Sadie Sink convince poco per presenza fisica. |
| VOTO FINALE | 8 / 10 | Un grandissimo film d'azione che restituisce dignità e spessore a Spider-Man. |
Nota Finale: La rabbia per la scena post-credits
Un'ultima menzione d'onore (si fa per dire) va riservata alla scena post-credits. Dopo due ore e mezza di cinema d'azione tirato e soddisfacente, la sequenza piazzata alla fine dei titoli di coda si è rivelata di un'inutilità quasi irrispettosa per il pubblico presente in sala. Un brevissimo e vago teaser privo di reale sostanza che ha scatenato la rabbia palpabile degli spettatori: quando l'ideatore di una post-credits riesce a far venire voglia alla sala intera di linciarlo, significa che la formula del "contentino finale" ha davvero superato ogni limite tollerabile.
