Trama

In un futuro distopico non troppo lontano, gli Stati Uniti sono trasformati in uno Stato di polizia totalitario governato da una potente corporazione mediatica che tiene anestetizzata la popolazione attraverso show televisivi violenti. Il programma di punta è The Running Man, un gioco spietato in cui condannati a morte e dissidenti politici, definiti "I Corridori", devono tentare di sopravvivere per 30 giorni inseguiti da letali cacciatori professionisti, mentre l'opinione pubblica li osserva in diretta.

Ben Richards, un uomo disperato che ha bisogno di denaro per salvare la propria famiglia, viene incastrato dal regime ed è costretto a partecipare al programma come concorrente. Sfruttando la sua prestanza fisica e la sua determinazione, Richards comincerà una fuga disperata attraverso il paese. Tuttavia, ben presto scoprirà che la sua sfida più grande non sarà solo schivare i cacciatori, ma combattere contro una rete media capace di alterare la realtà attraverso l'Intelligenza Artificiale per trasformarlo nel nemico pubblico numero uno.

Recensione

Recensione The Running Man (2025): Glen Powell funziona, ma il finale smonta la logica del film

Riadattare un classico della letteratura distopica di Stephen King (già reso iconico nel 1987 dal cult con Arnold Schwarzenegger) nell'era dell'Intelligenza Artificiale e del controllo mediatico capillare era un'operazione dalle grandissime potenzialità. The Running Man (2025), diretto da Edgar Wright, si presenta infatti come un blockbuster d'azione viscerale e visivamente travolgente. Tuttavia, la pellicola si ferma a un 5 in pagella: un insufficiente pieno causato da una seconda metà che distrugge completamente la coerenza logica del mondo che la stessa sceneggiatura aveva meticolosamente costruito.

Un protagonista perfetto e l'inquietante attualità dell'AI

Sul piano dello spettacolo puro e della presenza scenica, il film parte con il piede giusto. Glen Powell si dimostra una scelta azzeccatissima nei panni di Ben Richards: possiede il fisico, il carisma e la rabbia giusta per reggere il confronto con l'ingombrante eredità di Schwarzenegger, donando al personaggio una carica d'azione credibile ed esaltante.

Molto indovinato è anche l'aggiornamento del contesto socio-politico. L'idea di mostrare una corporazione mediatica statale che utilizza Deepfake istantanei, algoritmi di profilazione e montaggi generati dall'Intelligenza Artificiale per manipolare la verità in tempo reale è un'intuizione spaventosamente attuale. L'inizio scorre via con ottimo ritmo, fondendo satira sociale e sequenze d'azione al cardiopalma.

Il crollo del terzo atto: quando la scorciatoia narrativa uccide il film

Il problema insormontabile di The Running Man risiede nella gestione del suo stesso "villain". Se costruisci un regime totalitario e iper-tecnologico capace di controllare ogni telecamera e manipolare qualsiasi immagine a suo piacimento, la sconfitta di questo gigante deve avvenire attraverso un piano d'ingegno straordinario. Invece, la sceneggiatura sceglie la via della pigrizia, collezionando buchi di trama imbarazzanti.

Il terzo atto crolla sotto il peso di troppe domande senza risposta: perché un sistema in grado di creare Deepfake perfetti continua a mandare cacciatori allo sbaraglio invece di simulare la morte del protagonista in diretta e sbarazzarsene nell'ombra? Perché la famiglia di Richards non viene usata brutalmente come esca o merce di ricatto, rimanendo miracolosamente intoccata? Ma soprattutto, com'è possibile che nell'era della sorveglianza totale Richards riesca a fare irruzione negli studi televisivi e giustiziare il presidente della rete in diretta mondiale senza che nessuna guardia intervenga o che qualcuno stacchi semplicemente il segnale?

Scheda di Valutazione Critica
Voce di Pagella Punteggio Analisi in pillole
Cast e Protagonista 7.5 / 10 Glen Powell รจ impeccabile: fisico, carisma e ottima tenuta dell'azione.
Messa in Scena e Ritmo 7.0 / 10 Edgar Wright dirige benissimo le scene d'inseguimento e il ritmo iniziale.
Sceneggiatura e Logica 3.0 / 10 Buchi di trama colossali nel finale; la logica della tecnologia viene azzerata.
VOTO FINALE 5 / 10 Un bell'action rovinato da un finale pigro che insulta la logica del film.
Conclusione: troppa carne al fuoco bruciata male

In definitiva, The Running Man è un'occasione sprecata. Un film d'azione che avrebbe potuto dire la sua nel panorama contemporaneo ma che ha preteso di mettere troppa carne al fuoco – la satira sull'AI, la distopia e l'action puro – senza avere la capacità di mantenerla viva fino alla fine. Il 5 politico punisce un finale scritto con superficialità.

Locandina

The Running Man (2025)

Regia

Voto

5