Trama

Una famiglia apparentemente normale, ma profondamente segnata da tensioni interne, non detti e fragilità emotive, si trasferisce in una nuova ed elegante casa di periferia per cercare un nuovo inizio. Poco dopo il trasloco, tra le mura domestiche inizia a farsi strada una strana sensazione: la netta consapevolezza di non essere soli.

Un'entità invisibile e misteriosa abita infatti quegli stessi spazi, muovendosi silenziosamente tra i corridoi e osservando ogni loro mossa da punti di vista insoliti. Senza mai manifestarsi in modo violento o spaventoso, questa presenza soprannaturale diventa la testimone silenziosa dei segreti e delle crepe che minacciano di distruggere il nucleo familiare, in un crescendo di piccoli misteri quotidiani dove il vero pericolo non sembra arrivare dall'aldilà, ma dai legami logorati dei vivi.

Recensione

Recensione Presence (2024): L'Esperimento di Soderbergh tra Esercizio di Stile e Sceneggiatura Risicata

Ci sono registi che concepiscono il cinema come un'architettura monumentale e altri, come Steven Soderbergh, che lo vivono come un laboratorio in perenne fermento. Presence (2024) appartiene chiaramente alla seconda categoria. Girato in pochissimi giorni e con un budget che sembra rasentare lo zero, il film si guadagna una sufficienza piena (6 / 10) per l'originalità della messa in scena, ma si porta dietro tutti i limiti di un progetto che dà l'impressione di essere stato realizzato nei ritagli di tempo tra una grande produzione e l'altra.

Niente horror: un dramma familiare tinto di mistero

Un errore comune prima della visione è considerare questo film come il classico horror di fantasmi. In realtà, Presence non ha nulla della pellicola spaventosa: non ci sono jump scare, non c'è terrore psicologico e mancano gli stilemi tipici del genere horror. Il film si muove piuttosto sui binari di un dramma familiare, arricchito da una spruzzata di soprannaturale e di mistero.

La vera particolarità risiede nella scelta della regia: l'intera vicenda è ripresa esclusivamente dal punto di vista (POV) di un'entità invisibile che abita la casa, muovendosi tra le stanze e spiando la quotidianità dei nuovi inquilini. Una scommessa tecnica intrigante, supportata da un mix sonoro asimmetrico, che cattura l'attenzione e dà alla storia un suo perché emotivo.

I limiti di un'idea minimalista: scrittura ai minimi termini

Se l'espediente visivo regge l'impalcatura per gran parte dei suoi novanta minuti, a mostrare il fianco è una sceneggiatura decisamente risicata firmata da David Koepp. L'impressione di trovarsi di fronte a un "corto d'autore allungato" emerge nella gestione della trama:

  • Sottotrame abbozzate: Le dinamiche tossiche della famiglia, i segreti della figlia e i piccoli drammi quotidiani rimangono spesso sulla superficie, suggeriti allo spettatore ma mai approfonditi davvero.

  • Mancanza di evoluzione: Essendo vincolato alla staticità della casa e alla prospettiva dello spettro, il racconto fatica a svilupparsi in modo solido nel secondo atto, preferendo concentrarsi sull'esercizio stilistico della macchina da presa piuttosto che sulla solidità del testo.

Scheda di Valutazione Critica
Elemento Analizzato Valutazione Commento Rapido
Originalità Registica 7.5 / 10 L'uso del POV dell'entità è un ottimo esperimento visivo.
Solidità della Trama 5.0 / 10 Sceneggiatura ai minimi termini, sa di film fatto nei ritagli di tempo.
Atmosfera e Mistero 6.5 / 10 Buona gestione del soprannaturale, lontano dai cliché horror.
VOTO FINALE 6 / 10 Un esperimento interessante, ma strutturalmente esile.

Locandina

Presence (2024)

Regia

Steven Soderbergh

Voto

6