Joy Division – Disorder

Joy Division - Disorder

Rui Cardo Suggestions presenta grandi classici e perle nascoste, versioni ufficiali e live ricercati.

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Joy Division - Disorder

Song

Disorder è una canzone dei Joy Division e fa parte dell'album Unknown Pleasures. E' uscito recentemente un video ufficiale di Disorder che, in contrasto con la perfezione del brano, risulta essere di una bruttezza imbarazzante, lo trovate qui sotto.


Album

Unknown Pleasures è l'album di debutto del gruppo musicale britannico Joy Division.

Pubblicato il 15 giugno del 1979, dalla Factory Records, è considerato uno dei dischi più influenti della storia del rock e pietra miliare nell'elaborazione di un certo tipo di sonorità new wave, oltre che manifesto della nascente scena dark/gothic rock. È l'unico album pubblicato dal gruppo con il leader Ian Curtis ancora in vita. Disorder fa parte dell'album.

La rivista Rolling Stone lo ha inserito al ventesimo posto nella lista dei 100 migliori album di debutto di tutti i tempi.

Realizzazione
«Per me era una vera novità. Non avevamo effettuato molte registrazioni prima di allora, c’era molta eccitazione. Ed era anche molto piacevole, perché era la prima volta che registravamo intenzionalmente. Avevamo inciso dei demo, molto punk e sporchi, quindi l’Ep An Ideal For Living, che era buono ma non suonava in modo fantastico. Avevamo inciso dei sample per la Factory, che andavano meglio. E quando lavorammo su Unknown Pleasures realizzammo le nostre migliori registrazioni.

Devo dire che fu molto divertente, anche se personalmente non ero d’accordo con il produttore Martin Hannett riguardo al missaggio dei brani. Volevo fossero più rock, più duri e pesanti. Martin invece li aveva resi sognanti, eterei. Ero un po’ arrabbiato all’epoca, ma col tempo ho capito che Martin Hannett era stato assolutamente corretto. È il lavoro di Martin che ha permesso a quel disco di durare per sempre.»

(Peter Hook, 22 novembre 2010)

Le registrazioni del disco vennero effettuate, nel periodo tra il primo e il 17 aprile del 1979, presso gli Strawberry Studios di Stockport. L'intera session fu molto stressante per i vari componenti del gruppo, anche a causa del comportamento autoritario adottato dal produttore Martin Hannett allo scopo di rendere il sound del disco quanto più freddo ed essenziale possibile.

Le sue tecniche di produzione comprendevano, tra l'altro, anche un'approfondita ricerca sui suoni, una maniacale ed avanguardistica perizia nella cura dello studio, oltre che l'utilizzo di tutta una serie di effetti sonori inusuali: dal suono di una bottiglia frantumata, al rumore di patatine masticate, dal suono di chitarra mandata al contrario, al rumore di un ascensore o dello sciaquone della toilette, fino all'elaborazione di effetti sonori attraverso dei delay digitali ed un'eco a nastro.

Il lavoro di Hannett sulla sezione ritmica fu quanto più complesso e ricercato possibile, al fine di ottenere l'effetto voluto: il corposo suono del basso di Peter Hook, unito alla sorda e compressa batteria di Stephen Morris formano un sound ritmico essenziale ma dalla dinamica pulsante e nervosa che intensifica la cupa angoscia claustrofobica sonora e su cui si inserisce, alla perfezione, la melodia scarna e sofferente della voce di Ian Curtis e quella della chitarra di Sumner.

Disorder

Tra i brani principali dell'album, la traccia iniziale Disorder, dall'attacco incisivo e dal drumming claustrofobico e puntuale che, assieme al testo di Curtis, introducono il percorso di sofferenza e dolore verso il quale convergono le altre tracce dell'album; New Dawn Fades, con il suo penetrante giro di basso su cui si inserisce il riff circolare della chitarra di Sumner, accompagna alla perfezione il disagio interiore di Curtis e She's Lost Control, che narra della morte di un'amica di Curtis a seguito di una crisi epilettica (male di cui egli stesso soffriva) e che, dopo la morte del cantante, nel maggio del 1980, venne pubblicata come singolo.

Il lavoro di Hannett lasciò i componenti dei Joy Division piuttosto interdetti, pur con opinioni diverse riguardo alla sua produzione. Secondo Sumner "la musica era forte e pesante e avemmo la sensazione che Martin l'avesse attenuata verso i bassi, in particolare con le chitarre. La produzione aveva inflitto questa sorta di buio, di umore oscuro all'album: noi avevamo disegnato questa immagine in bianco e nero, e Martin l'aveva poi colorata per noi" Hook disse: "non ho potuto nascondere la mia delusione, sembravamo i Pink Floyd". Curtis, invece, fu alla fine soddisfatto del risultato finale e rimase colpito dall'elaborato lavoro di produzione.

Copertina

La copertina del disco fu realizzata dal grafico della Factory Records, Peter Saville. Saville, che in precedenza aveva disegnato i manifesti per il Factory, il noto club di Manchester, utilizzò un'immagine selezionata dal batterista Stephen Morris.

L'immagine, tratta dal libro The Cambridge Encyclopedia of Astronomy, rappresenta una serie di pulsazioni elettromagnetiche prodotte da una pulsar chiamato CP 1919, cioè la prima pulsar mai scoperta. Saville, infine, invertì i colori dell'immagine, dal nero su bianco al bianco su nero. La copertina non contiene le diciture delle numerazioni dei due lati, sostituite da due scritte OUTSIDE e INSIDE, mentre titoli e crediti appaiono solamente all'interno dell'album.

Accoglienza

L'album è considerato uno dei capostipiti del genere gothic rock, grazie alle atmosfere gelide e desolate, alla voce profonda e disperata di Ian Curtis ed ai testi, malinconici e decadenti, scritti dallo stesso Curtis e universalmente considerato uno dei migliori della storia della musica rock. Inizialmente fallì l'accesso alla UK Albums Chart, tuttavia dopo il suicidio del leader avvenuto nel maggio 1980, e sulla scia del successo ottenuto dal secondo album CloserUnknown Pleasures riuscì a piazzarsi in classifica.

Sin dalla sua pubblicazione, l'album ha ricevuto una serie di riconoscimenti da parte della stampa musicale mondiale e diverse testate specialistiche lo hanno inserito, nel corso del tempo, nelle varie classifiche redatte. Il settimanale New Musical Express ha inserito l'album al numero quattro nella sua lista dei più grandi album degli anni '70 e al numero quarantuno nella lista dei migliori album di tutti i tempi.

Spin lo ha classificato al numero undici nella sua lista dei 50 dischi punk essenziali. Nel marzo del 2003, l'album è stato inserito al numero 26 nei top 50 album punk della rivista inglese Mojo e al numero 19 in quella dei 100 migliori album britannici redatta dal mensile Q.


Artist

I Joy Division (IPA[dʒɔɪ dɪˈvɪʒən] ) sono stati una band post-punk inglese formatasi nel 1977 a Salford, nella contea di Greater Manchester. La band era costituita da Ian Curtis (voce), Bernard Sumner (chitarra e tastiere), Peter Hook (basso) e Stephen Morris (batteria e percussioni).

Dopo l'uscita dell'album di debutto, intitolato Unknown Pleasures, e nonostante il crescente successo commerciale e di critica, alla vigilia del primo tour americano il suicidio del frontman Ian Curtis, nel maggio del 1980, determinò il conseguente scioglimento della band. Dopo la pubblicazione del postumo secondo album Closer, i restanti componenti decisero di continuare l'attività musicale dando vita ad un nuovo gruppo, i New Order.

Il suicidio di Ian Curtis

La salute di Curtis, però, peggiorò sensibilmente in quei mesi. Il frontman fu soggetto ad alcuni attacchi epilettici in concomitanza di un paio di concerti del gruppo che, quindi, dovette interrompere l'attività promozionale del disco in uscita.

La sera prima della partenza per il tour americano, Curtis, che nel frattempo aveva deciso di trasferirsi per qualche settimana prima a casa di Bernard Sumner e poi dai genitori, non reggendo più la tensione con Deborah, che nel frattempo aveva avviato le pratiche per il divorzio, fece ritorno nella sua casa di Macclesfield, per parlare con la moglie. Curtis le chiese di ritirare la causa per la separazione e, in seguito, rimase da solo in casa.

La mattina del 18 maggio del 1980, Curtis si suicidò impiccandosi alla rastrelliera della cucina dell'abitazione di sua moglie Deborah che, facendo ritorno a casa intorno a mezzogiorno, rinvenne il corpo senza vita del cantante. Aveva poco più di ventitré anni. Con lui finì tragicamente l'avventura dei Joy Division. Tony Wilson dichiarò nel 2005: "Penso che ognuno di noi abbia fatto l'errore di non pensare che il suo suicidio stesse per accadere. Abbiamo tutti completamente sottovalutato il pericolo. Non lo abbiamo preso sul serio. Siamo stati degli stupidi."

Nel giugno del 1980, venne pubblicato il singolo postumo Love Will Tear Us Apart che si piazzò al numero tredici della Official Singles Chart. Nel luglio di quello stesso anno anche il secondo album Closer vide la luce, piazzandosi al numero sei della classifica inglese degli album.

Dopo la morte di Ian Curtis, gli altri tre membri del gruppo continuarono l'attività dando vita a una nuova band, i New Order. L'accordo preso tra di loro quando Curtis era in vita limitava l'uso del nome Joy Division all'unico caso in cui la band fosse stata al completo.

Nell'ottobre 1981 uscì il loro ultimo lavoro postumo Still, contenente 9 tracce già registrate insieme a Ian, altre tracce che dovevano completare il terzo album furono incise nel primo album dei New Order.


Control

è un film biografico del 2007 diretto da Anton Corbijn.

Il film racconta la vita del leader dei Joy Division, Ian Curtis (1956-1980), interpretato da Sam Riley, mentre la moglie di Curtis, Deborah Woodruff, è interpretata da Samantha Morton. Parte della sceneggiatura è stata liberamente tratta dal romanzo autobiografico di Deborah Woodruff Curtis, Touching From a Distance.

Oltre alla carriera artistica, il film tratta anche della vita extramatrimoniale e sentimentale, così come dell'epilessia di cui Curtis soffriva in modo grave, suggerendo che anche questa abbia contribuito al suo suicidio, avvenuto alla vigilia del primo tour negli Stati Uniti della sua band.

Il titolo del film fa riferimento ad una delle canzoni più celebri dei Joy Division, "She's Lost Control". Il titolo della canzone si ritiene racconti la storia di un'amica di Curtis, anch'essa sofferente di epilessia, che morì in una clinica di Manchester in seguito alle continue crisi. Il cantante scrisse la canzone dopo la sua morte.

Video

Lyrics

I've been waiting for a guide to come and take me by the hand,
Could these sensations make me feel the pleasures of a normal man?
These sensations barely interest me for another day,
I've got the spirit, lose the feeling, take the shock away.

It's getting faster, moving faster now, it's getting out of hand,
On the tenth floor, down the back stairs, it's a no man's land,
Lights are flashing, cars are crashing, getting frequent now,
I've got the spirit, lose the feeling, let it out somehow.

What means to you, what means to me, and we will meet again,
I'm watching you, I'm watching her, I'll take no pity from your friends,
Who is right, who can tell, and who gives a damn right now,
Until the spirit new sensation takes hold, then you know (x3)

I've got the spirit, but lose the feeling,
I've got the spirit, but lose the feeling.
Feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling.

Testo

Ho aspettato che arrivasse una guida e che mi prendesse per mano
queste sensazioni potrebbero farmi sentire i piaceri di un uomo normale?
queste sensazioni a malapena mi interesseranno un altro giorno
io ho lo spirito, ho perso l'emozione, porto via lo shock

tutto sta diventando più veloce, si sta muovendo più veloce adesso, sta sfuggendo di mano
sul decimo piano, giù per le scale sul retro, è una terra di nessuno
le luci stanno splendendo, le auto si stanno scontrando, sta diventando frequente adesso
io ho lo spirito, ho perso l'emozione,lo lascio uscire in qualche modo

quel che significa per te, quel che significa per me e ci incontreremo ancora
ti sto guardando, la sto guardando, non avrò pietà dai tuoi amici
chi ha ragione, chi può dirlo, e chi se ne frega di questo adesso
finchè lo spirito stringerà nuove sensazioni allora lo saprai (x3)

io ho lo spirito, ho perso l'emozione
io ho lo spirito, ho perso l'emozione
emozione, emozione, emozione...




Reimagined Video




Control




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